L’aggregazione come leva di valore per l’ortofrutta italiana

C’è un filo rosso che ha tenuto insieme i racconti, le esperienze e le visioni dei protagonisti del primo appuntamento di Radici Incontra al Macfrut 2025: l’aggregazione. Tema di cui si parla da tempo, ma che – come emerso chiaramente dagli interventi – resta oggi più che mai urgente e centrale per dare futuro e competitività alla filiera ortofrutticola italiana.

Un confronto corale che ha messo attorno allo stesso tavolo esperienze differenti, accomunate però da un obiettivo comune: fare sistema per crescere, innovare, tutelare il valore dell’origine e rispondere alle nuove sfide del mercato.

Dalla produzione alla distribuzione: un racconto a più voci

A dare avvio alla riflessione è stato Leonardo Odorizzi, fondatore de La Grande Bellezza Italiana, una rete che da sette anni unisce OP, consorzi di tutela e realtà private con l’intento di collaborare e innovare. “Siamo nati per tenere il passo con un retail sempre più strutturato – ha spiegato – e per condividere soluzioni. Insieme siamo riusciti a rilanciare prodotti come la Pesca di Verona IGP, lavorando in sinergia con chi ne condivide la visione e i valori”.

Cristiana Furiani, presidente dell’OP Geofur, ha portato il punto di vista della produzione, raccontando come l’unione tra realtà da tutta Italia abbia permesso di garantire continuità nella fornitura alla GDO. “Il Radicchio di Verona IGP era considerato la cenerentola dei radicchi. Con la rete abbiamo iniziato a raccontarlo meglio, a promuoverlo con eventi, showcooking, fiere. E nel frattempo – da esperta di radicchio – ho imparato tantissimo anche dal mondo della frutta: la nostra forza è essere un’unione di specialisti”.

Dal lato della distribuzione, Pietro Fiore di Todis ha sottolineato l’importanza del rapporto collaborativo con la produzione: “Negli ultimi 10 anni abbiamo rivoluzionato il nostro approccio. Più qualità, maggiore profondità di gamma e sinergie con i fornitori per costruire insieme risposte efficaci ai bisogni del cliente finale”. Fiore ha anche illustrato l’esperienza della linea premium A Tutto Sapore, nata per valorizzare prodotti distintivi come il pomodorino e oggi forte di 90 referenze, frutto anche di co-marketing con consorzi e produttori IGP.

La tecnologia come abilitatore

Anche sul fronte tecnologico il messaggio è chiaro: l’aggregazione fa la differenza. “Aggregarsi significa avere più massa critica – ha dichiarato Filippo Busca di QGS – e questo vale anche per la tecnologia. Noi, come parte del gruppo Quin, uniamo le competenze per supportare le aziende non solo sul fronte software ma anche nei processi, che spesso sono la vera area da trasformare”.

Le soluzioni digitali sono sempre più cruciali per un’ortofrutta strutturata, che ha bisogno di tracciabilità, efficienza e analisi dei dati. Busca ha citato l’esempio di Navgreen PO, una soluzione pensata per la gestione documentale dei programmi operativi, che aiuta le aziende ad affrontare con efficacia obblighi e opportunità della normativa.

Un contagio di idee per il futuro dell’agroalimentare

“Uno dei compiti di una rete – ha concluso Odorizzi – è anche quello di generare un contagio di idee. Dobbiamo riportare entusiasmo nella produzione italiana, rilanciare gli areali in difficoltà e valorizzare il ruolo delle IGP come custodi dei territori”.

Un messaggio forte e condiviso: fare rete non è solo una strategia, è una responsabilità, per chi crede nel valore del prodotto italiano, nelle sue storie, nella sua qualità.

Il talk ha rappresentato il primo appuntamento del ciclo Radici Incontra, nato per dare continuità e concretezza al progetto editoriale Radici promosso da QGS. Un format itinerante pensato per portare confronto, visione e proposte operative al cuore delle filiere produttive, mettendo in dialogo innovazione digitale, territorio e cultura d’impresa. Un inizio promettente che ha già mostrato il potenziale di un approccio partecipato e multidisciplinare.

 

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